Ultima modifica: 24 Feb 2016

Aquinum. Sito archeologico

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Il primo insediamento abitativo è attribuito ai Volsci ed è datato tra il V e il IV sec. a.C., poi, come altri centri del Lazio meridionale fu municipio romano col nome di Aquinum, fiorente anche perché situato sulla importante via Latina. Le fonti storiche iniziano a parlare di Aquinum nel 211 a.C. durante la marcia di Annibale proprio lungo la Via Latina, a confermare il ruolo strategico che ha acquisito la posizione della città nelle comunicazioni nord-sud.

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Quando Aquinum era fiorente, abbracciava i territori attuali di Roccasecca, Colle San Magno, Castrocielo, Piedimonte San Germano, Villa Santa Lucia, Pontecorvo e parte di Esperia, oltreché la moderna Aquino; tuttavia oggi è il territorio di Castrocielo ad avere il privilegio di custodire e conservare i principali resti della Colonia Romana.

Chi viene da Roma percorrendo l’A1, arrivato al casello autostradale di Pontecorvo/Castrocielo, ma interamente in territorio di Castrocielo, cento chilometri a sud di Roma, lasciata l’importante arteria, si trova a contatto con una invidiabile realtà storica, archeologica e culturale: è l’area archeologica di  Aquinum in territorio di Castrocielo, nella quale si entra percorrendo la strada subito a destra, appena superato il ponte sull’autostrada.

porta_capuanaporta_romanaIl perimetro della Colonia Romana era attraversato dalla Via Latina, della quale si possono ammirare fra le due porte (la orientale detta anche Capuana, conservata intatta, e la occidentale, interamente crollata) resti importanti con antico basolato. Altri monumenti emergenti, fanno dell’area archeologica di Aquinum  un unicum degno della massima attenzione. Basti pensare ai resti del Capitolium, un grandissimo edificio, forse destinato al culto Cerere Elvina; ad una postazione militare – Torre Quadrata – , conservata all’ingresso della Porta Occidentale, all’Anfiteatro che ha subito danni irreparabili dalla costruzione della A1 negli anni 60’, al cosiddetto Edificio Absidato, recentemente restaurato, ai resti delle mura della Colonia Romana, un tratto delle quali, oggi in territorio di Aquino, è ben conservato, e poi, a pochissima distanza, la Porta Capuana, da cui si dipartono i resti ancora intatti della Via Latina e, non lontano, l’Arco di Marc’Antonio.

Le fonti che ci parlano della Colonia Romana sono numerose. Oltre a quelle epigrafiche, tutte raccolte nelle note sillogi, spiccano le fonti letterarie. Cicerone attraversava Aquinum per recarsi nella sua Villa di Formia e vi passò l’ultima volta nel 43 a.C., quando invano tentò di sfuggire ai sicari di Antonio, che raggiuntolo nei pressi del suo podere, in quel di Gaeta, il 7 dicembre lo uccisero; per la Via Latina, in Aquinum, passò il console Antonio, dopo aver gozzovigliato a Casinum nella Villa di Marco Terenzio Varrone.

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Di Aquinum parla il poeta satirico latino Giovenale, al quale piaceva ritirarsi nelle fresche campagne della colonia per sfuggire alla calura delle estati romane; Livio, lo storico di Roma, ci descrive il passaggio di Annibale per la Via Latina in territorio Aquinate nel 211 a.C.; Orazio in una satira testimonia l’esistenza in Aquinum di una industria atta ad imitare con qualche succo vegetale, il colore della vera porpora, quella di Sidone; Strabone, il geografo greco vissuto tra la seconda metà del I° secolo a.C. e l’inizio dell’era volgare, nel quinto libro della sua opera, dopo aver descritto la posizione di Roma, il carattere dei Romani, i loro costumi e la loro religione, tratta delle altre città del Lazio, osservando che la maggior parte di esse è sita lungo le vie più famose che attraversano il Lazio, fra le quali va annoverata la Via Latina che tocca città importanti, come Aquinum, diversa dalle altre sia perché divisa in due dalla Via Latina, sia perché bagnata dalle gelide acque del fiume Melfa; secondo una testimonianza dello storico Tacito, nella colonia aquinate si confinavano gli avversari politici da parte di chi deteneva il potere. Lì fu relegato Dolabella, sotto una sorveglianza né stretta ne dissimulata, e senza colpe precise, se non per la lontana eventualità che in forza della sua nobiltà potesse aspirare al potere.

Bastano queste testimonianze, tutte documentate dalle fonti, a dire dell’importanza del luogo, ancora oggi favorito da una serie di fattori vantaggiosi, quali la sua centralità, la facilità di comunicazione con i centri più importanti di Cassino e Montecassino,l’essere attraversato da grandi arterie in senso Nord – Sud (Strada Stradale n. 6 Casilina; l’Autostrada ROMA – NAPOLI, con l’uscita a Castrocielo; la linea ferroviaria ROMA – CASSINO; la Linea Alta Velocità), la presenza di bellezze naturali e paesaggistiche uniche, quale la Sorgente di Capo d’Acqua, con il suo splendido laghetto, l’estensione del verde pubblico (la Selva Don Cristoforo di oltre 5 ettari; la Selva Sterparelle di oltre 30 ettari), i molti resti della città romana di Aquinum che vi si possono ammirare (Capitolium, Teatro, Edificio Absidato, Torre Quadrata, Porta Romana o occidentale, crollata, Porta Capuana, Via Latina, con antico basolato, Arco di Marc’Antonio, Anfiteatro); senza dire dei risultati delle campagne di scavi che dal 2009 vengono condotte ogni anno dall’Università del Salento su fondi di proprietà comunale e che stanno restituendo un grande edificio termale con tutte le sue bellezze, un’antica strada basolata bianca, che delimitava l’insula, e tante altre testimonianze.